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MUMBLE MUMBLE, OVVERO CONFESSIONI DI UN ORFANO D’ARTE

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Pubblicato da Redazione in Spettacolo · 19 Ottobre 2020
Torna il grande teatro al Martinitt. E’ intensa e densa di emozioni la storia di Emanuele Salce e inevitabilmente permea le sue opere, sul palco così come sul grande schermo. Figlio del noto attore e regista Luciano, ne eredita il talento e la carriera, coltivati poi da un'altra stella del cinema e del teatro italiani, quel Vittorio Gassman, secondo marito della madre Diletta D'Andrea, che l'ha cresciuto dall'età di due anni.
Salce junior si sente insomma orfano non di uno, ma di ben due padri, anche dal punto di vista artistico. Questo il tema della commedia MUMBLE MUMBLE, scritta a quattro mani con Andrea Pergolari. A interpretare il testo, che narra dei funerali di Salce e Gassman con i loro diversi contesti, è lo stesso  Emanuele, affiancato da Paolo Giommarelli.
Due racconti autobiografici e senza freni per due funerali e mezzo. Nel primo racconto Emanuele Salce narra di quando, ancora sotto i fumi dell’alcol, dovette affrontare e organizzare le esequie del padre (il regista Luciano Salce), tra parenti e sedicenti tali a caccia dell’eredità, addetti alle onoranze funebri che gli sciorinavano cataloghi e persino la ragazza reticente per la quale spasimava un tempo. Nel secondo rivive il giorno della scomparsa di Vittorio Gassman, marito di sua madre, quando ormai trentenne assiste consapevole a un vero e proprio Carnevale del sacro e del profano fra autorità e presenzialisti, dolori veri e presunti e persino scene da stadio per gli Europei del 2000. Il mezzo funerale restante è (metaforicamente) il suo. Tutto da immaginare.



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